E’ l’uomo per me: che roba è?
L’ostinato desiderio di incontrare il compagno che metterà fine alla propria solitudine spinge Oriana, la protagonista del romanzo, una donna tanto esperta quanto ingenua, intelligente ma estremamente inquieta, a cacciarsi in situazioni spesso paradossali, tragicomiche, a volte solo dolcemente malinconiche e dolorose; storie che la scrittrice ci restituisce, tuttavia, con un tocco sempre leggero e divertito che le rende godibili e convincenti.
È l’uomo per me è un libro che si presta a una doppia lettura.
Ad un primo sguardo infatti, si tratta di quindici brevi racconti, indipendenti tra loro, anche se uniti dal taglio ironico in cui sono narrati; i volti tratteggiati, sebbene descritti come appartenenti a categorie ideal – tipiche ( l’avaro, il mammone, l’autodidatta, il cattivo, il malato - porco ecc.), risultano carichi di umanità, volti reali, nei quali ognuno di noi potrebbe quotidianamente imbattersi.
Sullo sfondo dei racconti un filo conduttore, ‘mamma Paolina’, la quale più che una donna appare piuttosto “un incrocio tra Totò, Tina Pica e Mike Bongiorno”. Un personaggio clownesco, espressione di quella saggezza popolare dispensatrice di contraddittori consigli (come si sa, esiste un detto per ogni circostanza) a cui può capitare di aggrapparsi nel tentativo di destreggiarsi tra le complesse vicende umane. Proprio perché curiosamente incoerenti, tali consigli si rivelano maldestramente inutili.
Nell’ultimo racconto - quello che getterà una luce retrospettiva - il tono cambia, quasi impercettibilmente e tuttavia sensibilmente, anche nella forma, che appare un poco meno ironica. C’è un odore che questa single comincia piano piano a respirare, dapprima inconsapevolmente, quindi sempre più vividamente. Il risultato della ricerca affannosa è strano, inaspettato e nello stesso tempo molto semplice. Oriana ora sa che la propria esistenza, come quella di ognuno di noi, può cambiare soltanto quando cambia il nostro sguardo.
Questi racconti sono anche qualcosa d’altro. Sono un viaggio attraverso una condizione umana che non è prerogativa della categoria sociologica – seppure così attuale - dei cosiddetti ‘single’- perché la ricerca di qualcuno o di qualcosa che accompagni, oppure occulti, la nostra solitudine ci appartiene essenzialmente.
In questa più profonda lettura la forma stilistica scelta, quella dell’ironia, cessa di essere stile, mera forma di un contenuto, per divenire contenuto stesso. Si tratta della nietzschiana maschera che non possiamo non indossare quando ci affacciamo sull’orlo dell’abisso. Qualcosa che rende sopportabile e dicibile il dolore, nel momento in cui rischiamo di perderci. ‘Tutto ciò che è profondo’ - diceva il filosofo tedesco - ama la maschera.
Oriana scherza ‘seriamente divertita’ non solo sulla ricerca dell’incontro fortunato, ma su altri aspetti dell’esistenza, come l’infanzia devastata, i rapporti familiari, l’educazione bigotta, la nuova povertà, il ruolo salvifico della bellezza e della cultura, la maternità, l’abbandono, la sessualità, la discriminazione. Tutti temi spesso solo accennati ma non per questo secondari.
Gli uomini in cui Oriana si imbatte diventano ora un piccolo affresco della stessa umanità, nella sua multiforme piccolezza e grandezza.
L’ultimo racconto non vuole rispondere alla ingenua domanda: È l’uomo per me? ma insinua nel lettore un altro interrogativo: cos’è che realmente cerchiamo quando cerchiamo un altro essere umano? Oriana prova a rispondere.
In conclusione, È l’uomo per me è uno di quei libri che, come si dice per alcune persone in cui capita a volte di imbattersi , ci fanno tornare a casa diversi da come siamo usciti.